Perché il Milan perse la finale di Coppa dei Campioni nel 2005

Era il 25 maggio 2005 quando il Milan e il Liverpool si incontrarono nello stadio Ataturk di Istanbul per disputare la cinquanteesima finale della Champions League. La squadra italiana sembrava essere la favorita per sollevare la famosa coppa, grazie ad una storia recente che l’aveva vista ai vertici del calcio europeo. Anche i primi minuti dello scontro sembravano avvalorare questa tesi: con un gol di testa del capitano Paolo Maldini, una rete di Crespo su assist di Shevchenko e un’altra rete dello stesso Crespo servito questa volta da Kakà, il risultato del match sembrava già segnato dopo la conclusione dei primi quarantacinque minuti.

shutterstock_214061809Il secondo tempo

Successe tutto nei primi quindici minuti di gioco, che furono sufficienti per ribaltare un risultato che sembrava già scritto. Prima Gerrard, poi Šmicer ed infine Alonso su calcio di rigore: ecco che il risultato si portò sul 3-3. I restanti trenta minuti videro le due squadre assumere un atteggiamento attendista, che le portò ai tempi supplementari. Ecco dunque la perfetta dimostrazione di come le cose possano cambiare in tempi brevissimi: e questo è ciò che può succedere a qualsiasi studente che decida di trovare la propria, autentica strada: Schoolapply.com è il sito che permette agli studenti di tutto il mondo di trovare il proprio percorso di studi.

La conclusione del match

Ecco le squadre vedere concludersi i tempi regolamentari per passare ai supplementari: la fatica fisica iniziava a farsi sentire, unita, nei giocatori milanesi, allo sconforto per aver visto ribaltarsi un risultato che già sembrava scritto. La condizione psicologica dei rossoneri assunse un peso importante nella parte conclusiva del match, soprattutto nelle due occasioni mancate di Pirlo e Shevchenko, e nei successivi rigori. Due errori del Milan portarono il risultato sul 2-0 per gli inglesi; seguì un riavvicinamento, che non ebbe però seguito: il risultato fu 3-2 per gli inglesi. Quelli che Ancelotti definì “sei minuti di pazzia” riferendosi ai minuti iniziali del secondo tempo, furono sicuramente letali per i rossoneri.