Fin dai tempi antichi il calcio ha sempre goduto di grandissima popolarità. In diverse zone del pianeta anche molto distanti tra loro, con popolazioni che non si sono influenzate l’una con l’altra, esistono tracce che rimandano a giochi simili all’attuale calcio.

Tra tutti gli sport presenti e giocati attualmente, il calcio ha un ruolo predominante sia per l’alta spettacolarità sia per la quantità di denaro che si muove attorno al mondo del pallone. Calciatori, agenti, grandi marche: tutti guadagnano una bella fetta in questo settore.

Eppure il calcio e le sue forme primitive esistevano già tra alcune culture dell’antichità.

La antica dinastia cinese Han, del II e III secolo A.C., già possedeva un gioco simile al calcio contemporaneo, conosciuto come “Ts’uh Kùh”. Si trattava infatti di lanciare la palla, fatta di cuoio e ripiena di piume e capelli, in una rete che era disposta tra due aste di bambù ad una distanza di 30 o 40 cm tra loro.

Era valido l’utilizzo delle spalle, dei piedi e del petto, ma non era permesso utilizzare le mani.

Il Kemari Giapponese appare circa 500 anni dopo, e si tratta non di una competizione, bensì di una cerimonia, dove i partecipanti devono passarsi la palla senza farla cadere. Il Kemari è a tutt’oggi praticato in Giappone.

Tra le prime culture in possesso di un gioco simile al calcio si trovano anche le civiltà precolombiane. Per esempio i Maya praticavano un rituale dove la palla doveva passare attraverso un anello metallico attaccato a un muro, messo in posizione verticale. Far cadere la palla era considerato sinonimo di sfortuna.

Nell’antichità a Roma l’Harpastum era molto popolare. Il più simile al calcio di oggi giorno si giocava con delle regole simili alle attuali. La partita aveva luogo in un terreno rettangolare con delle strisce di delimitazione e una linea a centrocampo e l’obiettivo era lanciare la palla nella zona dell’avversario, attraverso passaggi tra i vari componenti della squadra.